Come fare per promuovere soluzioni libere?
felipe, 26 novembre 2008 @ 21:41 in Lavoro, Risponde pollycoke :).
Etichette: Bologna, Comunità, Emilia Romagna, Friuli, Gela, Linux, Migrazione, Pordenone, Pubblica Amministrazione, Sanità, Sardegna, Scuola, Sicilia, Soru, Ubuntu

Ultimamente c’è una domanda che mi viene rivolta con cadenza sempre più regolare, ed è quella che vedete riassunta nel titolo, ossia: cosa fare e a chi rivolgersi per poter implementare e diffondere soluzioni basate su software libero? Ecco un esempio da Paolo Manfrin:
Carissimo Felipe
Sono quello dei famosi laboratori di informatica scolastici… quello che ne ha due con Ubuntu (GNU/Linux), in Friuli, provincia di Pordenone. Solo ieri ho letto la tua replica di Luglio.
Ti rispondo: non sto aspettando la RAI, ribadisco che non l’ho fatto per mostrare qualcosa a qualcuno se non alla scuola e al mio “capo”, oltre che a me stesso. Però dato che il mio evangelinux di riferimento – che saresti tu – mi dice di mettermi in mostra io non posso non farlo.
A questo punto ti chiedo lumi: come devo muovermi, sempre che il mio “capo” mi lasci muovere – lui mi appoggia solo perché con Ubuntu si risparmia, anche se i suoi figli usano Linux da mane a sera. A chi devo segnalare l’operazione e le difficoltà determinate dagli insegnanti refrattarissimi se non ostili: piuttosto tornerebbero a Windows 3.11 piuttosto che utilizzare Linux (uno mi ha detto che Windows glielo ha prescritto il medico ;-P )
Ti aggiorno sulla situazione di quest’anno: sempre due laboratori con Ubuntu ma aggiornato a 8.04 LTS (da 6.06 LTS), Proxy/Firewall IPCOP 1.4.21 con qualche add-on, Server DNS con file server Debian Etch, altri pc client sparsi sempre con Ubuntu; utilizziamo senza ritegno Clonezilla e GParted per clonazione di sistemi interi (quando termina la scuola, tramite le immagini create in precedenza, rifacciamo tutti i computer dedicando circa 15 minuti a macchina – chiavi in mano – proprio grazie a Clonezilla); c’è poi iTlac che ci permette di controllare laboratori interi e di intervenire in remoto (porca paletta non riesco a controllare i pc con Ubuntu, le ho provate tutte). Tramite WINE quest’anno sono anche riuscito a far girare benissimo anche il software della Zucchetti “Gestionale 1? ed ora lo passo alla docente per verificare se tutte le operazioni sono funzionanti.
Mi sembra sufficiente per passare di grado, vero? Tieni presente che sono un eterno niubbo, difatti dovrei insegnare informatica per le mie qualità, avremmo degli studenti preparatissimi! Modestia a parte. Un carissimo saluto da “Ubuntolo”.
Mandi (è il saluto friulano)
La situazione dell’IPSSCTS “Flora” è in realtà già abbastanza rosea, in quanto ha la fortuna di avere qualcuno capace (e modesto, non è facile) come te, che si da da fare. Il tuo “capo” è spinto da un rispettabilissimo, anche se più pratico che ideologico, senso degli affari e del risparmio ma non è refrattario ai cambiamenti come invece capita ad alcuni dei nostri colleghi docenti, magari i meno giovani1.

Da una parte direi che il lavoro di Paolo è comunque recepito dal pubblico più importante in assoluto: gli alunni, che crescendo porteranno con loro almeno la consapevolezza dell’esistenza di alternative. Quando ero all’Universidad del Pais Vasco in Spagna – non conoscevo il software libero allora – ricordo ancora che usavamo PINE per la posta elettronica, e direi che qualcosa di quella esperienza mi è rimasta :)
D’altra parte capisco lo scoramento di chi come Paolo cerca di portare avanti soluzioni meritevoli perché più sostenibili e aperte, non meno vincolate ad aziende, più vicine nello spirito agli ambienti accademici, libere e – perché no – gratuite, ma si trova circondato da muri di passiva ignoranza. In questa ottica conquistare due laboratori su cinque sembra già un gran risultato, più che un punto di partenza verso la conversione al software libero degli istituti e istituzioni. Beninteso, conversione che secondo me spetterebbe come diritto e dovere civico.
Cosa fare allora per promuovere l’emulazione di realtà come questa dell’istituto friulano? O come quella dell’altrettanto attivo istituto siciliano di Gela (cfr “Software libero e scuola: l’Istituto Ettore Majorana”)? O come quella timida del comune di Bologna di cui ho da poco avuto notizia? O come quella della Sardegna2 (cfr “La Sardegna approva un Ddl per il Software Libero”)? O ancora come quell’esempio che ho più volte additato, di Bolzano (cfr “Risparmio digitale, come replicare a Bolzano, Andalusia, Monaco…”)?

Beh io non sono ovviamente in grado di fornire nomi di politici o soluzioni a breve, medio o lungo termine. Non a questo punto, almeno. Tutto ciò che è in mio potere fare è amplificare simili richieste, ed è ciò che tento da anni. Da quando ho iniziato ad usare software libero ad oggi la situazione è migliorata in maniera che stento a credere: sempre più figure istituzionali si rendono conto del potenziale di scelte aperte, sempre più individui scommettono sulle loro capacità per portare avanti un progetto sicuramente non facile.
La mia risposta è dunque limitata a ciò che mi viene meglio fare: dare risalto alle storie di successo nella speranza che servano da incentivo a quanta più gente possibile per ripetere gli esempi isolati di singole scuole o istituzioni, in Sicilia, Friuli, Sardegna o Emilia che siano. Idealmente spererei che un giorno fossimo in grado di creare una rete allargata di informazione e formazione, magari sfruttando anche canali istituzionali (cfr “Comunicazione su apertura “Master in Tecnologie e Strumenti Open Source”” e “Master in Migration Manager, relazione di uno stagista”), utile per chiunque volesse attingere a quegli esempi e riportarli nella propria realtà locale, a livello di scuola, sanità, pubblica amministrazione, aziende.
Come sempre, parlando di questo argomento, ripeto una mia ferma convinzione: questa è anche una seria opportunità di qualificarsi professionalmente e capitalizzare la propria passione. Insomma, guadagnare soldi risparmiando soldi …e soprattutto facendo la cosa giusta ;)
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