Ma non odio Archlinux…

felipe, 16 febbraio 2009 @ 20:38 in Opinioni, Recensioni.
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Saranno mesi (anni?) che in ogni tipo di discussione su qualsivoglia argomento continuo a leggere commenti quasi sempre completamente fuori tema riguardanti Archlinux, una distribuzione «minore» che ha un seguito di fedelissimi molto motivati e sempre pronti a ripetere e ripetere a tutti quanto si trovano bene con Archlinux, quanto è bella Archlinux, quanto è aggiornata Archlinux, quanto è stabile Archlinux, quanto è divertente Archlinux, quanto è meglio di tutte le altre Archlinux, quanto è facile Archlinux, quanto è per esperti Archlinux, quanto è snob Archlinux, quanto è populista Archlinux, quanto è per pochi ma buoni Archlinux, quanto è rolling release Archlinux, quanto è modulare Archlinux, quanto è KDE 4 Archlinux, quanto è EXT4 Archlinux, quanto è da veri intenditori Archlinux, quanto è da gente che non ha un cazzo da fare che stare a parlare di quanto è bello usare un sistema operativo piuttosto che un altro Archlinux… :D

È tutto vero…

Non fatevi trarre in inganno dal mio piccolo assalto verbale, conosco l’argomento, conosco la distribuzione e conosco i suoi utenti-tipo (lo sono stato anche io), che a questo punto saranno già pronti con i forconi :D

Calmatevi e leggete oltre! Scherzi a parte, Archlinux è veramente tutto ciò: una distribuzione snella, semplice, aggiornata, con un seguito di irriducibili fedelissimi (specialmente gli utenti italiani) e abbastanza stabile, ovviamente a meno di non abilitare sorgenti di pacchetti instabili e di testing (beh credo che questo valga per qualsiasi distribuzione).

Questa pagina vuole dunque essere una risposta alle centinaia e centinaia di commenti fuori tema inneggianti ad Archlinux che ricevo continuamente. Una risposta che a sorpresa sarà un po’ anche solidale. Sia chiaro che non mi piacciono i loro modi, secondo me questo modo di fare mette in cattiva luce gli utenti di quella distribuzione, ma effettivamente tra le tante alternative esistenti Archlinux merita un po’ di giusta attenzione accanto a distribuzioni storiche come ad esempio Slackware, Debian, Gentoo.

Non sono affatto termini di paragone presi a caso. Una delle frasi che ritengo più condivisibili per descrivere Archlinux è «semplice come Slackware, potente come Debian, flessibile come Gentoo». Esagerazione, ok, ma rende l’idea. Vediamo allora di fare un po’ di chiarezza tra esagerazioni e verità…

Semplice vs Facile

Commentando a sproposito con il classico «Provate Archlinux!!!», una delle prime cose che vengono proposte in maniera distorta da alcuni utenti è che Archlinux sia facile e consigliabile a tutti. Sbagliato: chi veramente ha a cuore i più o meno possibili nuovi utenti vi dirà che in realtà Archlinux non è facile ma semplice, che è totalmente diverso. la sua semplicità è un grandissimo pregio ma non ha niente a che vedere con la facilità d’uso, d’installazione e di manutenzione, sia in senso relativo che in senso assoluto. Un normale utilizzatore di personal computer che venisse messo di fronte ad Archlinux potrebbe escogitare migliaia di aggettivi, ma nessuno di questi sarebbe “facile”.

Semplicità. Per chiunque sia incline a farlo, non ci vuole niente ad abituarsi a Pacman: dopo una lettura del manuale chiunque impara ad usarne i parametri per aggiornare, rimuovere e installare pacchetti. Non c’è niente di complicato in /etc perché ci sono pochi file di configurazione da modificare per abilitare questa o quella caratteristica, la modifica manuale degli script d’avvio è molto semplice per chi abbia voglia di farlo, eccetera. Visto? Niente di complicato, tutto il contrario: la natura stessa di Archlinux è devota alla semplicità.

Facilità. Per come la vedo io e il 99% della popolazione mondiale fatta da individui che utilizzano un computer per lavoro o per svago, nessun utente dovrebbe mai mai mai essere confrontato con un semplicissimo gestore di pacchetti, con un semplicissimo terminale, con semplicissimi script d’init o con altrettanto semplicissimi file di configurazione. Per mettere le cose nella giusta prospettiva: già pollycoke, è fin troppo abbondantemente geek e fin troppo scarsamente pornografico per gente normale, nonostante io cerchi sempre di non oltrepassare la soglia dell’onanismo informatico.

Detto questo, grazie a GNOME e KDE ci avviamo sempre più verso una realtà in cui le difficoltà specifiche delle varie distribuzioni saranno relegate a ben pochi episodi relativi all’installazione e alla manutenzione di parti critiche del sistema operativo, quindi in linea di principio trascurabili nell’uso quotidiano.

Stabile vs Aggiornata

Capita di leggere di leggendarie dimostrazioni di stabilità di Archlinux che sarebbe talmente stabile da rendere utilizzabile perfino le versioni alpha di KDE 4…

Beh, non esiste una distribuzione al 100% stabile, il software a disposizione di tutti è sempre quello. Esistono team che lavorano meglio e team che lavorano peggio, esistono bacini d’utenza ristretti e bacini d’utenza estesi. Basta mettere tutto in prospettiva. Archlinux non è stabile, e nemmeno instabile: è quello che ne fa l’utente, come per ogni altra distribuzione. Se vi mettete ad abilitare repository esterni, di testing, non ufficiali o addirittura sperimentali state certi che la più stabile delle installazioni può diventare totalmente inaffidabile. Funziona benissimo l’esempio della catena: basta un solo anello debole per rendere debole tutta la catena. A parità di condizioni e di aggiornamento la stabilità di una buona distribuzione vale l’altra, questa è una verità assoluta che mi sento di poter sottoscrivere.

Se preferite una distribuzione più stabile evitate di aggiornare come forsennati, al contrario se vi interessa avere le ultimissime versioni di tutto software disponibile, sappiate che non potrete pretendere che sia anche stabile. Se KDE 4 è ancora oggetto di pesante sviluppo upstream, non è per niente realistico usare Archlinux/KDE4 e pretendere che sia più stabile della mia Ubuntu/KDE4, a parità di condizioni.

Anche all’interno di una stessa distribuzione, spesso esistono versioni più stabili rispetto a versioni più aggiornate, ad esempio Mandriva ha una versione denominata Cooker che è votata alla sperimentazione più estrema: sicuramente sarà meno stabile di una Mandriva con qualche mese (o meglio: molti mesi) alle spalle. E non fatemi parlare della leggendaria stabilità di Debian stable.

Like a Rolling Stone

Proprio come fa Debian Sid da decenni, come Gentoo e tante altre, anche Archlinux è una rolling release. Ciò significa che non esiste una versione definitiva della distribuzione. Quando viene rilasciata una versione, è giusto per dare l’opportunità di partire da una base aggiornata per una nuova installazione, ma una volta installata qualsiasi Archlinux continuerà ad essere aggiornata all’infinito senza il classico salto da una versione all’altra.

Per fare qualche esempio: Ubuntu viene rilasciata ogni sei mesi e a quella scadenza – se lo si vuole – c’è un maxi aggiornamento che porta la distribuzione uno scalino più in alto con nuove versioni di tutto. Stessa cosa con Debian ma invece di sei sono generalmente molti più mesi per il passaggio da una versione all’altra. In Archlinux, Debian Sid, Gentoo e altre non c’è questo tipo di salto e tutti gli aggiornamenti delle varie parti della distribuzione vengono proposti gradualmente man mano che si rendono disponibili.

Quale sia l’approccio migliore tra i due è una questione di lana caprina. Ho usato una rolling release distro quando per anni ho coccolato (abbondantemente ricambiato) la mia Debian Sid. Adesso uso Ubuntu che viene aggiornata ogni sei mesi (a parte gli aggiornamenti di sicurezza, quelli sono disponibili in maniera continuata) e mi trovo bene. Hanno entrambi punti forti e deboli. Certo, quando usavo Debian Sid avevo questa mania ossessiva di controllare praticamente ogni giorno se ci fossero aggiornamenti, avevo una preoccupante dimestichezza con il sistema di tracciamento di bug di Debian (mai fare un dist-upgrade senza prima consultarlo!), usavo apt-listbugs per essere certo di cosa stessi facendo…. insomma una rolling release, specialmente se combinata con l’uso di repo instabili o di testing può essere un impegno a tempo pieno, ma nessuno vieta di non aggiornare come un folle, semplicemente ;)

Innovativa, trainante?

Archlinux è supportata da molti contributi di appassionati ma ha un team piccolo con degli scopi ben modesti, chiaramente espressi in più occasioni. Inutile aspettarsi da parte loro reali innovazioni che vadano oltre lo sviluppo della distro stessa, o che svolgano un ruolo trainante nella diffusione di pinguini nel mondo. Diventiamo seri per un attimo: questo è il punto per cui ho deciso fermamente che non userò e non consiglierò mai più distribuzioni minori.

Qualche esempio di innovazione? L’implementazione di soluzioni funzionali per rendere facile e semplice l’installazione di una distribuzione, come il LiveCD (idea esplorata in tutte le sue possibilità per la prima volta in Knoppix) installabile con un click così come reso popolare da Ubuntu e adottato da un numero sempre crescente di progetti. Gli investimenti sulla comunità sotto forma di sviluppatori di software libero stipendiati per produrre software libero, Red Hat ha indicato questo modello di sviluppo già da decenni, le altre distribuzioni maggiori si sono adeguate ed è grazie a loro che si è sviluppato un ecosistema attorno al software libero.

Qualche esempio di ruolo trainante? Red Hat (insidiata da Novell ma un po’ anche da Ubuntu) in questo caso la fa da padrona in ambito enterprise, così come Ubuntu sta sbancando tutto nella lotta alla supremazia per il desktop. È impensabile soltanto immaginare che Archlinux possa prendere accordi come quelli presi da Canonical/Ubuntu con nomi del calibro di Sun, HP e DELL. È palese da parte di Archlinux (e sia chiaro: non è una colpa, solo una costatazione) la mancanza di qualsivoglia peso sul «mercato» o di funzione trainante per l’adozione di Linux.

Se non fosse stato per le distribuzioni “accessibili a tutti” non avremmo il sempre crescente supporto di chi costruisce e distribuisce computer e avremmo sicuramente meno innovazione. Se non fosse per quelli che qualcuno chiama in maniera idiota “utonti” non esisterebbe molto di quello che è venuto dopo lo spaventoso successo commerciale di Red Hat, che soprattutto all’inizio ha scommesso sull’allargamento dell’utenza.

Gli strani utenti Archlinux

Lasciamo i toni seri, che è meglio :) Se volete una descrizione moolto poco seria degli utenti Archlinux tipici leggetevi la parte relativa ad Arch nella “Top Ten di distrowatch “su strada” secondo felipe“. A parte le scemenze, secondo me il paragone usato calza a pennello :)

Senza voler offendere nessuno (suvvia non sarebbe normale offendersi per una cosa del genere), una delle cose che più mi diverte della comunità Archlinux è che hanno una specie di sdoppiamento collettivo d’identità. Da una parte li trovo dappertutto a promuovere le meravigliose caratteristiche della propria distribuzione e a cercare di convincere tutti a provare Archlinux, in modo direi… posso dirlo? Noiosetto1. Dall’altra parte poi hanno sorprendentemente questo atteggiamento snob del «pochi ma buoni» e da sempre guardano con sospetto il paventato, possibile, possibilissimo, imminente, sicuro, certo assalto di stupidi utonti guastafeste invasori ai danni di Archlinux. Per loro fortuna non c’è mai stato nessun assalto e nonostante (o a causa de) il continuo spam che fanno dappertutto …continuano a restare pochi :)

Chissà se nel periodo in cui usavo Arch mi comportavo anche io allo stesso modo? Non ricordo, ma in un impeto di auto-assoluzionismo vi dico che in realtà dovete capirCi, «noi arcieri» (mi ci metto anche io anche se non ho mai fatto spam di alcun tipo) siamo solo conteeenti, contentiiissimi della distribuzione e propinandola in ogni possibile discussione fuori tema («Che ne penso di Carla Bruni? Boh, Archlinux è meglio!») cerchiamo solo di salvare anche voi e mostrarvi la luce. Per quanto riguarda il «pochi ma buoni» invece mi dissocio, mi spiace ma non ci sono scuse: auto-escludersi è sempre e comunque una prerogativa degli idioti.

Io e Archlinux

Dal momento che tutti gli utenti Archlinux continuano a chiedermi di provare la loro distribuzione preferita, torno a ripetere quello che ho scritto in svariate occasioni: ho già usato Archlinux e per un bel po’ di tempo. Mentirei se dicessi che ancora adesso la conosco a fondo, ma durante il periodo in cui ne ho fatto uso mi sono divertito a sperimentarne i limiti e le capacità, ho pure creato qualche pacchetto che poi è stato accettato (è molto semplice creare pacchetti per Arch!). Soprattutto ho cercato di capire lo spirito con cui è portata avanti la distribuzione. Poi sono passato oltre.

Archlinux attira una piccola percentuale di individui generalmente capaci e/o in qualche modo esperti utenti di sistemi operativi unix-like, che in genere sono disposti ad effettuare operazioni semplicissime ma non necessariamente divertenti, appassionanti o facili per tutti. Quando in passato ha attirato anche me (ai tempi era ben più disorganizzata di adesso) non ho avuto alcun problema ad usarla al meglio, a sfruttarne il sistema di pacchetti precompilati, semplice come PKG-TOOL ed efficiente come APT, e ad apprezzare l’allora nascente sistema di compilazione, intrigante come EMERGE …ma non altrettanto efficiente.

Quel che è successo è stato inevitabile: sono tornato ad usare Gentoo come distribuzione su cui smanettare, tenendo Ubuntu come sistema operativo primario. In tempi più recenti ho poi perso totalmente interesse nei confronti di quel tipo di svago e ho cominciato ad apprezzare distribuzioni più ingegnerizzate, più popolari, più umane (diciamolo pure) e per questo più aperte nei confronti degli utenti normali, che hanno il diritto di usare software libero senza doversi sentire chiamare utonti solo perché non hanno tempo e voglia di imparare a sbudellare il proprio sistema operativo.

Conclusioni

Se siete in cerca di una distribuzione divertente e avete del tempo da investire nell’apprendere ad usare un nuovo gestore dei pacchetti, una distribuzione differente, un nuovo sistema per gestire la potenza di Linux più focalizzato sull’utente esperto che sull’uso nella vita di tutti i giorni, vi consiglio di provare Archlinux, così come consiglio a chiunque di fare un giro con Slackware, Debian e Gentoo, tanto per ripetere gli «originali» da cui Archlinux trae inspirazione.

Credo che utilizzerò questa pagina come risposta ogni volta che qualcuno nominerà Archlinux a sproposito :)

Note alla pagina:

  1. Uno sviluppatore italiano di GNOME in diverse occasioni ha cercato per ore ed ore di convincermi via IRC che dovevo passare ad Archlinux, e non demordeva neanche nonostante gli dicessi che l’avevo già provata. []