Autocontrollo, equilibrio o debolezza?
felipe, 8 agosto 2010 @ 20:10 in Vita Reale.
Etichette: Mare
Tornando dal fine settimana di (poco) mare, sono incappato in una piccola scenetta di quelle che fanno riflettere sulla natura umana.
Mi stavo accodando all’auto di un tizio che apriva il cancello per uscire dalla strada privata in cui abito da decenni, avendo io dimenticato di prendere la mia chiave. Il tizio in questione (mai visto, probabilmente in affitto o qualcosa del genere) ha prima fatto finta di non vedermi, affrettandosi a chiudere prima che uscissi io, poi non potendomi ignorare è sceso dalla sua auto con fare incazzoso.
Il suo fare incazzoso era abbastanza risibile: bassino, pancetta, moglie e figli al seguito, ma ha cominciato a balbettarmi una serie di frasi alterate e violente, ordini e ammonimenti legati al dubbio su chi fossi io e perché non avessi la chiave ecc ecc. Io mi sono pazientemente sorbito il tutto, mostrando rammarico per il fatto che una cosa risolvibile con due cenni d’intesa stesse diventando una questione di stato, e ho ribattuto con una gentilezza e una calma supplichevole quanto mai fuori luogo, visto che i balbettamenti alterati del tizio sono stati uditi a decine di metri di distanza, praticamente da tutto il vicinato. Alla fine mi ha fatto uscire ostentando la maschia autorevolezza del Governatore della California, ai suoi tempi d’oro, e io sono andato via da casa mia accompagnato dall’Amarezza1.
So che mi sono comportato bene mantenendo la calma eccetera, ma questo non è un atteggiamento che paga! Nei successivi dieci minuti ho cominciato a visualizzare immagini di me che scendo dall’auto per calcio-rotare il tizio dentro un cassonetto dell’immondizia. Forse, se lo avessi fatto, adesso mi sentirei meglio -.-
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