“Open Source e Brand Community”, pollycoke e uno studio accademico

felipe, 18 agosto 2010 @ 21:30 in Opinioni, Risponde pollycoke :).
Etichette: , , , , ,

Il tema di Brand Community è attualmente uno dei più caldi a livello di marketing, nell’era di quel famigerato Web 2.0 fatto di continui rimandi tra aziende, utenti e comunità che avvengono tramite mezzi fino a poco tempo fa sottovalutati come blog e social network.

In una rivoluzione che decenni di associazioni dei consumatori non sono riusciti ad innescare, ormai nessuna azienda che voglia apparire credibile può permettersi di ignorare la forza delle reazioni sociali della propria utenza, specie se queste possono essere infinitamente amplificate cliccando su un semplice pulsante “mi piace” in grado di diffondere consensi o critiche in maniera esponenziale e in alcuni casi virale.

Quanto questo modello di ricerca del consenso possa applicarsi a progetti open source è grosso modo l’oggetto di uno studio di Francesco Catarinozzi, che ha deciso di chiedere aiuto a alla comunità di pollycoke e del software libero italiano in generale, con una mail molto informale che riporto con piacere. Potrebbe essere carino vedersi citati in una tesi :)

Stimato Prof. Felipe :)

Mi chiamo Francesco Catarinozzi, seguo il tuo blog e se sono mai riuscito a “smanettare” un pò su ubuntu è anche grazie a te.

La mia mail, oltre ad essere occasione per farti i complimenti, ha lo scopo di farti una richiesta, naturalmente senza impegno. Sto svolgendo una tesi di laurea magistrale sulle brand community, in particolare sulle loro reazioni negative a comportamenti dell’azienda. Un esempio è il caso iPhone 4 con il problema dell’antenna, ma in generale il mio tema è il modo in cui una comunità, delusa dall’azienda, gli fa un buzz negativo su internet tramite i propri contatti.
Mi è venuto in mente, mentre cercavo casi in giro per la rete, che nel mondo dell’open source una cosa del genere succede, purtroppo, spesso e visto che la mia conoscenza non è così vasta, a chi meglio chiedere se non a te che sicuramente ne sai molto più di me.

Quindi la mia richiesta è molto semplice: conosci e potresti indicarmi dei casi di comunità che si sono ribellate al proprio brand? Naturalmente la mia richiesta è a pure fine informativo e non presuppone alcun obbligo :-D …continuerò a seguire il blog anche in caso negativo ;-) E’ stato comunque un piacere parlarti.

P.S. In caso positivo è scontata la citazione tra i ringraziamenti, nelle note e nella bibliografia.
P.P.S. Puoi anche rispondermi pubblicamente ma non so se il tema può essere di interesse per altri :-D

buone cose

Francesco

Il tema è molto interessante! Concordo con te Francesco, sul fatto che in ambito di progetti Open Source ci sia una decisa abbondanza di reazioni, positive o negative che siano, dovuta in parte al tipo di processo generalmente più collaborativo e al tipo di utenza, spesso emotivamente molto coinvolta da implicazioni ideologiche e dal fatto di sentirsi in qualche modo chiamata in causa non solo a prodotto finito, ma anche durante lo sviluppo.

Per capire come Brand Community possa coniugarsi con Open Source, credo personalmente che ci sia da fare una prima distinzione tra progetti sviluppati da organizzazioni e progetti portati avanti da aziende. Nel primo caso si può parlare di un modello di sviluppo più puramente open source (due esempi facili: GNOME, KDE), mentre nel secondo assistiamo spesso al comportamento di aziende che sfruttano solo strumenti open source ma in un’ottica un po’ più tradizionalmente chiusa che spesso prescinde dal contributo degli utenti (un esempio facile: Android).

Fatta questa prima distinzione, mi concentrerei solo sul primo caso. Credo che sia facile capire già il tipo di approccio che queste organizzazioni hanno nei confronti delle rispettive comunità di utenti: inclusivo, partecipativo e mirante ad instillare negli utenti un senso di appartenenza e coinvolgimento, facendo uso di strumenti esistenti o creati ad hoc. Se non ricordo male fu Jeff Waugh che prese il concetto di aggregatore di blog di sviluppatori e lo chiamò Planet GNOME, proprio con l’intento di avvicinare gli utenti alle discussioni sui processi di sviluppo del desktop GNOME, una iniziativa talmente fortunata che ad oggi quasi ogni progetto open source di una certa rilevanza possiede un “planet” in cui gli sviluppatori aggiornano gli utenti, rendono conto di quel che creano, chiedono pareri, aiuti e test, ascoltano critiche e a volte discutono anche ad alta voce.

Per rispondere alla richiesta di esempi, ce ne sono parecchi: reazioni negative o anche aspre critiche1 rivolte ogni giorno e ogni ora a progetti aperti. Se volessimo restringere un minimo il campo potremmo utilizzare la distinzione che ho effettuato io (ma ovviamente nessuno vieta di applicare altri parametri).

Vorrei portare il primo che mi viene in mente, a me abbastanza caro… potete scommetterci: la controversa componente Zoomable User Interface di Plasma, presente in KDE fin dalla embrionale versione 4.0 e da me e da molti altri criticata fin da subito e poi per anni, durante i cicli di sviluppo delle versioni 4.1, 4.2, 4.3 e 4.4. La vicenda è brevemente riassunta nell’articolo “Polemica sul «coso» di Plasma (cashew) e sulla direzione di KDE in generale, con tanto di soluzione [+ I HATE the Cashew howto]” e trova conclusione in “Oxygen: aria nuova. Segnali di vita in KDE?“. Il primo articolo (di cui mi perdonerete l’enfasi ^^) contiene in particolare un link ad una critica rivolta alla ZUI anche da Celeste Paul, un membro dello usability team di KDE; nel secondo si accenna al fatto che finalmente in KDE 4.5 il team si sia convinto ad eliminare la componente criticata.

Questo era il mio contributo, ma siete tutti incoraggiati a partecipare e dare una mano a Francesco, riportando eventuali altri esempi e altre reazioni che possano venirvi in mente. Ovviamente la mia è solo una delle possibili letture, e spero di aver colto il senso di quanto richiesto da Francesco. Sono curioso di sentire se avete altre interpretazioni e altri tipi di contributo.

Note alla pagina:

  1. Ovviamente ci sono anche moltissime dimostrazioni di gratitudine e ringraziamento, il fatto che non ci interessino in questa discussione non significa che le discussioni siano tutte negative ;) []