Ecco perché amiamo (e odiamo) Unity
felipe, 6 maggio 2011 @ 18:32 in News, Recensioni.
Etichette: Natty Narwhal, Ubuntu, Unity
Uno degli aspetti centrali di questa Ubuntu 11.04 Natty Narwhal appena pubblicata è che questo aggiornamento ci ha salutati con una interfaccia tutta nuova, sorprendente e per certi versi spiazzante.
Proprio per il tentativo di differenziarsi così nettamente da tutte le altre, a mio avviso questa è la versione più ambiziosa di Ubuntu ad oggi (se la batte con l’indimenticata 4.10) e forse una delle più interessanti versioni di una distribuzione GNU/Linux mai rilasciata.
Se sarà all’altezza del suo compito lo decideranno solo gli utenti, nel frattempo possiamo vedere come sfruttarne al meglio le novità, accogliere i tanti spunti di discussione che ci offre, analizzarne i punti di forza e di debolezza e magari cercare di individuare le aree migliorabili. Che non mancano.
Niente panico…
Prima di tutto vorrei mandare un bacio in fronte a tutti quelli che in queste settimane hanno deciso che a causa delle novità introdotte con questa nuova interfaccia, cambieranno distribuzione o non aggiorneranno mai più, magari senza nemmeno provare Unity. *Pciù*
Liberissimi ovviamente, anche se non c’è alcun bisogno di farlo, resta infatti sempre disponibile la possibilità di avviare Ubuntu con la solita faccia bonaria e rassicurante di GNOME 2. Basta selezionare la voce “Ubuntu classico” dal menu di scelta che appare nella schermata di identificazione; in questo modo tutto tornerà ad essere come sempre, nessuna abitudine da cambiare e nessun trauma. Ma niente bacio.
Prima o poi dovrete comunque abituarvi all’idea che GNOME come lo conoscevate è già morto, e non per mano di Canonical: GNOME 3 con la sua Shell rappresenta infatti una rottura col passato ancora più netta di Unity. Ebbene, dopo avervi rassicurato che in Ubuntu potete avviare GNOME 2 classico ogni volta che volete (almeno per questi sei mesi), vi consiglio lo stesso di provare ad usare Unity per un po’: potreste restare sorpresi da quanto in realtà sia un ambiente studiato per mettervi a vostro agio… Ci proviamo adesso?
Ok, panico!
Io ci ho provato con largo anticipo e ho aggiornato le mie due installazioni di Ubuntu a Natty anzitempo. Con il Mac sono su Natty fin dalla pre-alpha e ho attraversato indenne, e senza dover reinstallare da zero, tutte le differenti declinazioni dell’angoscia in cui tutto si rompeva e tutto si piantava, sul Galway ho effettuato l’avanzamento solo una decina di giorni fa e mi sono trovato con un ambiente già più stabile, in quanto in fase di rilascio.
“Più stabile” capite già che non significa stabile in senso assoluto. Anzi, a dirla tutta, per come la vedo io Unity non è ancora un ambiente completo, accogliente, comodo e rifinito come mi piacerebbe che fosse la prima versione distribuita al pubblico. Da parte mia avrei aspettato volentieri una Ubuntu Nattier Narwhal 11.06… ma in fondo questa non è una LTS e i più smaliziati capiranno al volo che Canonical doveva rilasciare adesso, battendo sul tempo Fedora e tutte le distribuzioni pronte a rilasciare con GNOME 3, che dal canto loro non avrebbero affatto sbagliato a ritardare anch’essi la pubblicazione di una GNOME Shell ancora largamente acerba (la vedete qui di fianco, ma questo è materiale per un prossimo articolo dedicato).
Se dovessi riassumere un po’ le mie sensazioni prima di analizzarle più in esteso, direi senza mezzi termini che Unity è un ambiente di lavoro elegante, ammiccante e confortevole, nuovo pur senza strafare, semplificato ma funzionale, flessibile ma (per ora) non troppo. Insomma, sarebbe virtualmente promosso… e però semplicemente non è ancora pronto, per motivi che non sempre dipendono da Canonical.
E adesso che vi ho stimolati per bene, procediamo con ordine.
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