Cosa succede in Sicilia (nulla, ma lo sapete già)

felipe, 22 gennaio 2012 @ 12:30 in Politica.
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In Sicilia tutto cambia perché nulla cambi” è una di quelle perle di spietata e implacabile saggezza che ciclicamente possono essere riusate per illuminare le tante ombre di quel che accade da queste parti.

Avrete certamente sentito parlare di questo Movimento dei Forconi. Lo chiamano movimento ma in realtà è vero l’opposto: tutta la sua azione è volta a immobilizzare la Sicilia, bloccando vie di comunicazione, trasporti, importazioni ed esportazioni per manifestare contro il sempreverde malgoverno e imponendosi alla popolazione con metodi più o meno condivisibili. Quel che vedete in foto è un posto di blocco a cui mi è stato imposto di aspettare vari minuti ogni volta che ho cercato di recarmi sul mio posto di lavoro. Senza che io condividessi una virgola delle modalità della protesta.

In questi giorni in molti mi hanno chiesto pareri e informazioni di prima mano. Riprendo le risposte che ho dato e le pubblico perché immagino che il punto di vista di un siciliano possa fare comodo a chi è incuriosito, e magari incuriosire chi ha solo distrattamente sentito parlare di uno sciopero o mobilitazione e ha pensato che qui stiamo davvero scioperando o mobilitando. Il contrario.

Per capire come possa accadere che da un giorno all’altro sia stata bloccata l’intera regione, una delle più estese e popolose d’Italia, occorre partire da una minima consapevolezza del tessuto eterogeneo della popolazione siciliana. Centinaia di inondazioni umane hanno lasciato nel corso dei secoli segni leggibili altrettanto facilmente che gli strati di sedimento che talvolta si possono apprezzare nelle rocce. I siciliani sono un meraviglioso e terribile miscuglio di culture, colori e tratti ancora adesso riconoscibili come africani, mediterranei, mediorientali e perfino nordici.

Questa stratificazione millenaria di vincitori su vinti (troppo spesso rievocata a vanvera come un vanto) ha portato a quello che per diversità e composizione dei suoi abitanti si può considerare un piccolo affascinante continente. E non solo la nobile Palermo o la borghese Catania: ogni spuntone di roccia abitato partecipa a una straordinaria ricchezza di peculiarità individuali, tenute insieme solo dal collante della sua più antica debolezza: la diffidenza. È questa una declinazione di immobilismo che porta i siciliani a diffidare gli uni degli altri, dello stato, della politica, dei politici, della mafia, della chiesa, pur non potendo farne a meno o liberarsene. Un sentimento che trova espressione nell’insularità relativa di un pezzo di terra staccato dall’Italia ma non troppo, vicino all’Africa ma sdegnosamente lontano, così lontano come lo splendore di un passato fatto di ricchezza e accoglienza della Sicilia felix.

La Sicilia moderna è frutto di mille contraddizioni e compromessi mai digeriti. Siamo italiani perché ci hanno fucilato tutti gli indipendentisti. Siamo poveri perché l’Unità d’Italia ci ha portato solo debiti e ha smantellato la nostra imprenditoria. Siamo repubblicani ma volevamo la monarchia, siamo una regione autonoma a statuto speciale ma non sappiamo che fare dei nostri privilegi. Oppure tutto l’opposto: siamo degli straccioni vanitosi proprio perché ci siamo traditi l’un l’altro in modi sempre nuovi e fantasiosi. La Sicilia è abbastanza grande da contenere tutte le idee, fintanto che la somma finale è zero.

I forconi. Anche in questo caso, la Sicilia dimostra di funzionare a varie velocità, o per meglio dire varie lentezze. L’unica certezza è che in questa corsa da fermi gli ultimi restano gli ultimi e i primi se ne servono all’occorrenza. Sarà così anche questa volta. In vista di elezioni e sconvolgimenti vari, sono in molti a schioccare il palato e a voler approfittare di nuove opportunità: forze politiche, economiche, sociali e vari interessi sommersi. A chi può fare comodo destabilizzare un’intera regione? Bloccare tutti i trasporti significa per i produttori siciliani perdere contratti con clienti all’estero, centinaia di migliaia di euro al giorno in beni deperibili, merci ormai invendibili da smaltire, commercio paralizzato, psicosi da approvvigionamento di viveri, carburante e altri beni indispensabili.

Se questa immane perdita economica, questo disagio auto-inflitto, questo aizzamento minaccioso servissero a qualcosa, sarei il primo a oliare il forcone. Il punto è che tutto questo è un assurdo gioco a chi se la taglia per fare un dispetto alla moglie, per restare in tema di sapido sicilianismo. La protesta è confusamente indirizzata contro la classe politica siciliana (anzi, adesso italiana) a causa del prezzo del carburante, delle infrastrutture insufficienti e di altro che dipende un po’ da chi risponde di volta in volta. In realtà si tratta di un’esasperazione inarticolata, non ha una direzione precisa, non ha obiettivi precisi e non ha un programma. Anzi per programma ha un post su facebook sulla pagina “Movimento dei Forconi“, con alcune richieste tra cui spiccano voci come “blocco delle importazioni dalla Cina”, “attuazione completa dello statuto siciliano”, “gasolo e benzina a €0,70″ e fantasie del genere.

Interessante però il fatto che quella pagina Facebook, a nome del pluri-intervistato Martino Morsello, sia indicata come “in mano a forza nuova” da un’altra pagina, Movimento dei forconi Ferro-Scarlata Pagina Ufficiale, che invita tutti a segnalare come abuso la pagina di Morsello. Se vi interessa c’è anche “Movimento dei Forconi Italia” e a dire il vero sembra che sul modello siciliano ne stiano davvero nascendo in ogni regione d’Italia.

Qualcuno non si sarà certo fatto sfuggire le parole “forza” e “nuova”, indicata come infiltrazione politica del movimento principale, seppure sconfessato. Anche se la presenza di tali infiltrazioni ha causato spaccature e polemiche, in realtà poco importa: forza nuova, politica e apolitica varia, chiesa, popolo… Per bloccare un’intera regione mi sembra ovvio che si debba andare d’accordo con più gente possibile. A livello ideologico ci sono dei richiami di sicura presa popolare, come l’evocazione del fantasma della Cina ma anche quelle a benzina sottocosto e infrastrutture (oggettivamente e colpevolmente da terzo mondo), a livello istituzionale hanno accordi se non altro di non belligeranza con le forze dell’ordine, a livello territoriale hanno di certo chiesto i giusti permessi a chi comanda davvero e per finire hanno anche la benedizione della chiesa.

In tutta questa esuberanza di adesioni trasversali, volete che non ci scappi qualcuno che domani non sarebbe proprio raccomandabile come amico? Certo che sì, per far rispettare i blocchi e comandare decine è ovvio che non ci puoi mettere il vescovo, ma sceglierai qualcuno che da millenni ha il giusto physique du role. A ciascuno il suo. Nel frattempo io riesco a intravvedere una sola via di sviluppo e di interesse. È ovvio che una paralisi autolesionista del genere non può continuare a lungo ed è altrettanto ovvio che gli unici colpiti non sono i deputati regionali o nazionali ma proprio gli stessi manifestanti e la popolazione. Anzi, l’unica persona che potrebbe avere un vantaggio da tutto questo, in una maniera amara e opportunamente ironica, è proprio il presidente Raffaele Lombardo, che una volta calmati gli animi potrà avanzare richieste con rinnovato potere contrattuale.

Si torna al rassicurante “tutto cambia perché nulla cambi”. Se non avete ancora letto Il Gattopardo, fatelo. Tra quelle righe trovate tutta l’essenza del dolce dramma di essere siciliani, e cioè essere italiani.