Ubuntu 11.10 in pillole: #3 le novità di Unity

felipe, 18 ottobre 2011 @ 17:17 - 62 commenti »

Dopo il login luccicante di LightDM1 e dopo GNOME 3, è il turno di una pillola su Unity, la nuova shell di Ubuntu caratterizzata da un design forse meno radicale rispetto a quella di GNOME, ma comunque all’insegna del cambiamento. Si può discutere all’infinito sui suoi pregi e difetti, fatto sta che a me è piaciuta da subito e continua a piacere. C’è chi tifa Inter, chi Belén, chi il gatto ecc ecc. Io tifo Unity.

Mi piace come interpreta l’esigenza di adattabilità a schermi ridotti, il fatto che può avvantaggiarsi di gesture per schermi tattili, il modo in cui sta evolvendo. Detto questo, è innegabile che ogni tanto anche l’ispirato team UX di Canonical possa prendere un granchio2 e che ci sono vari difetti, alcuni più lievi di gioventù e altri più gravi di progettazione che -per quanto non rendano inutilizzabile l’interfaccia- saltano all’occhio dei più esigenti… diciamo pure dei più rompipalle.

→ Continua: "Ubuntu 11.10 in pillole: #3 le novità di Unity"

Ubuntu 11.10 in pillole: #2 test di personalità per GNOME 3

felipe, 15 ottobre 2011 @ 13:17 - 38 commenti »

Probabilmente non vi interessa troppo sapere che ho bruciato il monitor appiccicato al Mac Minchia, e di sicuro non vi tange minimamente nemmeno il fatto che stia dando ripetizioni a un ragazzino dislessico al quale dopo poche difficilissime lezioni voglio già bene come se fosse mio figlio.

Ve ne rendo ugualmente partecipi, così come del fatto che -tra una cosa e l’altra- continuo a usare questa Ubuntu 11.10 nuova di zecca con un login luccicante e un parco software rinnovato. A tal proposito, uno dei cambiamenti evidenti è il passaggio da GNOME 2 a GNOME 3, o per meglio dire, da pezzi di uno a pezzi dell’altro, dal momento che Ubuntu usa Unity al posto della Shell.

E quando dico cambiamenti evidenti intendo dire casini.

→ Continua: "Ubuntu 11.10 in pillole: #2 test di personalità per GNOME 3"

KDE, when you gonna learn? (cit)

felipe, 15 ottobre 2011 @ 10:07 - 106 commenti »

Si narra che una volta i dirigenti di Sony Records ascoltarono una demo di uno sconosciuto Jason Kay, intitolata Too Young To Die. Capirono immediatamente che bisognava scommettere su quel nanetto che imitava Stevie Wonder indossando copricapo stravaganti, così gli offrirono alla cieca un contratto da 1.000.000 di sterline per otto album. Da quel contratto saltarono fuori assolute gemme musicali1 e ultimamente anche qualche schifezza commerciale.

Quando poco fa ho scorso la foto-recensione di KDE 4.8git (in polacco) preparata come sempre con grande qualità dall’amico Korneliusz e da lui stesso segnalata su pollycoke, mi è tornato in mente lo sconsolato chorus di When you gonna learn. Ora, non dico che tutti debbano o possano avere le intuizioni fulminee dei manager SONY… ma se sono anni che ci si lamenta che il padding nelle applicazioni KDE è completamente e oggettivamente sbagliato, se gli è stato detto in tutti i modi, perfino in risposta a loro specifiche richieste di aiuto (cfr “Add more padding :)“, grazie medeoTL) non comprendo cosa impedisca al team di Oxygen di arrendersi all’evidenza e aggiungere un paio di fottuti pixel attorno a quel testo in pulsanti, schede, selettori e tutti in controlli in generale. Ma quando imparerete?

Ubuntu 11.10 in pillole: #1 il più bel “turutù” di sempre

felipe, 14 ottobre 2011 @ 15:29 - 34 commenti »

Qualcuno di voi avrà notato che ieri per la prima volta ho lasciato interamente a voi l’onore di annunciare l’uscita della nuova versione di Ubuntu. In particolare è stato eldar a fare la segnalazione …1 e oggi voglio complimentarmi con tutti per aver resistito alla tentazione farne duplicati e avere invece contribuito alla lunga discussione.

Io sul Galway sono incredibilmente riuscito a mantenere la precedente versione stabile fino alla fine, come dicevo su Twitter. E sempre su Twitter con alcuni di voi folli si è scherzato a proposito di un singolo aspetto della nuova versione della distribuzione: il nuovo gestore dei login, ovvero LightDM. Sembrerebbe un dettaglio marginale in una distribuzione, eppure ci sono un paio di caratteristiche di LightDM che mi piacciono proprio. Prima di tutto ha un bell’aspetto solido, sobrio e gradevole, poi è appunto leggero e per finire anche un po’ più comodo, perché risolve un mio cruccio di sempre (cfr “Ubuntu sul Mac Mini, in scioltezza” al paragrafo Riconoscimento hardware, ma in realtà sono sempre stato ossessionato dal login di Ubuntu) e cioè che se nel sistema c’è un solo utente, questo è già selezionato e basta inserire la password per entrare.

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Di partite e dipartite.

felipe, 7 ottobre 2011 @ 19:06 - 113 commenti »

Non sono mai stato un cultore di personalità altrui, ma mi ha parecchio colpito l’emozione di molti, me stesso compreso, alla notizia della scomparsa di Steve Jobs. Non si può dire che l’uomo fosse un benefattore: era solo un imprenditore visionario e carismatico dal successo planetario, ma non c’è dubbio che resterà una personalità immortale.

Chi non si è intenerito nemmeno un po’ è Richard Stallman, altro grande guru visionario, colui che ha scritto la licenza GPL, teorizzato GNU, creato il software libero che ha reso possibile utilizzare Linux (mio articolo)… ma che da anni ormai è semplicemente conosciuto come “quel genio”, “quel santo” o “quel coglione”, a seconda di chi ne parla1. Le parole di Richard Stallman su Steve Jobs in occasione della sua scomparsa sono infatti state: “[...] non sono contento che sia morto, ma sono contento che se ne sia andato [...]” e poi altro riguardante la sua maligna influenza.

Stallman ha sempre fatto dichiarazioni fortemente politicizzate, estremiste per molti versi. Non mi sorprende che abbia avuto parole così dure e che abbia raccolto sia sonore indignazioni che consensi partigiani. Dopo tutto è la sua missione e il suo modo per ricordarci che in questa partita esiste un altro modo di giocare. Certo, se penso al netto di mancanza di tatto, cadute di stile, sragionamenti ed estremismi vari, non posso che dare ragione ai meriti di Stallman, ma personalmente avrei preferito che il campione della causa del software libero somigliasse più a Mahatma Gandhi che a Jeff Albertson.

Ho una teoria che mi conforta da sempre, secondo cui gli estremi servono a darci la misura del buon senso.

AMORE FELIPE FEDORA 48118

felipe, 27 settembre 2011 @ 18:26 - 53 commenti »

Arrivati quasi a ottobre, mi arrendo all’idea che l’estate sia proprio finita. Rientro alla civiltà e torno ai miei passatempo nerd invernali, magari meno benefici delle nuotate mattutine, di sicuro non eccitanti quanto una tresca clandestina in riva al mare, ma pur sempre divertenti da condividere.

Da giugno a oggi, il fido Galway PRO gentilmente fornitomi dai ragazzi di Garlach44 ha trascorso circa quattro mesi senza alcun aggiornamento, sbatacchiato qua e là senza eccessivi riguardi1 e per di più lavorando a poche decine di metri dalla spiaggia. In questi giorni gli ho finalmente dato una bella spolverata, gli ho aggiornato Ubuntu e poi ho deciso di regalare anche a lui una tresca estiva un po’ fuori tempo massimo, una romanticissima storia autunnale con Fedora 16 alpha, una tipa piuttosto instabile che gira con addosso solo GNOME Shell

→ Continua: "AMORE FELIPE FEDORA 48118"

Microsoft festeggia 20 anni di FUD contro Linux

felipe, 18 agosto 2011 @ 12:59 - 24 commenti »

Con l’animazione più teneramente faziosa che io abbia mai visto1.

→ Continua: "Microsoft festeggia 20 anni di FUD contro Linux"

Google+ per me è no

felipe, 6 luglio 2011 @ 19:13 - 53 commenti »

Se non avete ancora un invito a Google+ potete chiederlo nell’apposita pagina “Google+ per tutti i pollycokers“. Anche se le nuove iscrizioni sono al momento limitate, i primi ad usarlo sono già dentro da qualche giorno. Io ho osservato parecchio e ora riassumo alcune impressioni al primo impatto.

Le funzionalità sono davvero tante: dalla chat/videochat alla condivisione foto (in stile Instagram e simili), alla possibilità di scrivere aggiornamenti nello “Stream” (simile alla “bacheca” in Facebook), alla ricondivisione degli elementi altrui (come Tumblr), ecc. Il layout a tre colonne creato per mostrare il tutto è comprensibilmente affollato nonostante l’abbondanza di spazi bianchi e la cura profusa1 . Molte funzionalità sono però incomplete, com’è normale aspettarsi da un servizio non ancora pienamente lanciato, ad esempio non esistono gruppi di discussione o pagine pubbliche, rimpiazzate dagli “Spunti” che però sono raccolte automatizzate di risorse, alcune procedure risultano poi macchinose (inviare un messaggio privato è ridicolo). Amaro in fondo: la chiusura e soprattutto la privacy-policy sono discutibili, con un trattamento dei dati personali -molti dati personali- che fa sempre un po’ paura (avrete fatto almeno un acquisto sul Market Android o con Google Checkout).

Alcuni di questi problemi sono più o meno facilmente risolvibili, come quelli che palesano quanto G+ sia un insieme di ispirazioni eterogenee, e saranno probabilmente prese in considerazione alcune proposte di migliorie giunte dagli utenti/tester. Altri aspetti invece sono decisamente più complicati da gestire, mi riferisco soprattutto all’intrinseca difficoltà di Google a rendersi accettabile per un pubblico alternativo a Facebook che comincia a capire i suoi diritti di cittadino di Internet. A seconda delle vostre opinioni politiche, potrete rifiutare anche solo l’idea di ingrassare le fila di Google o all’opposto trovarvi bene grazie ai tanti servizi offerti, ma solo quando saranno superate tutte le limitazioni attuali, in questo ritengo saggia l’attuale politica di limitare gli accessi.

Personalmente, l’unica cosa che mi invoglierà ad usare ogni tanto G+ è la vostra presenza2 che poi è ciò che fa di un sito qualsiasi un social network utile, ma a dirla tutta preferisco leggervi su Diaspora, altro progetto che, seppure incompleto, è aderente a principi un po’ più nobili che AdSense.

Google+ (plus) per tutti i pollycokers :)

felipe, 30 giugno 2011 @ 13:55 - 1.326 commenti »

AGGIORNAMENTO: Google sta scaglionando le iscrizioni di nuovi utenti. Abbiate pazienza e sarete tutti accontentati.

Il nuovo social network di Google è stato rivelato da poche ore e già è iniziata la caccia all’invito per usarlo, dal momento che siamo nella tipica fase di testing-alpha-freemasonry-clubdelcuore. Grazie a Luca “facciocose” Marra ho ricevuto un invito e adesso, come buona consuetudine da queste parti, lo propago a voi tutti.

Funziona come al solito: i primi utenti registrati a pollycoke che lasciano un commento saranno invitati da me1, poi essi stessi innescheranno la reazione a catena con quanti risponderanno al loro commento. Fino alla fine dei tempi, amen. Un po’ come è successo con DIASPORA* (cfr “Ecco Diaspora. Inviti (illimitati) per i pollycokers :)” chiuso per eccesso di commenti e “Cosa (non) è Diaspora e perché interessa a tutti saperlo” e a proposito mi hanno concesso qualche altro invito, se vi interessa). Ma -essendo questo pollycoke ed essendo noi paranoici- ci tengo subito a precisare che mentre Diaspora è il social network, distribuito, aperto, rispettoso e libero, Google+ è Google. Plus.

Insomma, un giro obbligatorio non lo si può negare, ma se avete a cuore i vostri dati personali abbiate l’accortezza di non rivelarli al mondo intero. Al momento il mio giudizio su questo nuovo SN è sospeso, visto che non ho ancora avuto modo di usarlo, ma una caratteristica vincente, la cui mancanza ha decretato la morte di Buzz e Wave, l’ho già individuata: sembra un prodotto destinato a permeare il cavallo di battaglia di Google, ossia la ricerca, e a radicarsi indissolubilmente in altri servizi di punta, quali GMail. Es decir: dovremmo farci i conti :)

Telecomandare il PC con Android

felipe, 1 giugno 2011 @ 20:58 - 40 commenti »

Sono appena finiti i miei corsi a scuola, tra brindisi, cene, qualche lacrima, scambio di numeri di telefono, improbabili e ambigui inviti privati sul filo della legalità e altre forme d’arte estemporanea.

Oggi voglio rendervi partecipe di come ho fatto collaborare due dei miei partner lavorativi, il portatile Galway PRO con Ubuntu gentilmente fornitomi da Garlach44 (recensione) e il mio sventratissimo e fido Nexus One acquistato con una recente offertona.

Adesso che nessun geek-insegnante mi legge forse sarà una segnalazione meno utile in ambito lavorativo, ma se ad esempio usate  il portatile per guardare un film di tanto in tanto, non potete perdervi questo paio di applicazioni che adesso vi descrivo, funzionano sia su Linux che Windows e MacOSX e trasformeranno il vostro Android in un vero telecomando da cinquecento euro! :D

→ Continua: "Telecomandare il PC con Android"