Uno degli sfizi che avrei voluto togliermi da tempo stasera è diventato realtà! Non abbiamo (ancora) la big band come Pastorius, solo i classici trombone, tromba e un (bravissimo) sax, ma che diamine: ci siamo e la nostra versione di The Chicken è cazzuta.
Lei: «Squilla che memorizzo anche il tuo»
Io: «Ok, arriva»
Lei: «Sconosciuto…»
Io: «…In persona»
Lei: «Avevi bevuto sabato sera?»
Io: «No»
Io: «Giusto un po’»
Lei: «E quelle cose che mi dicevi… lo pensi davvero?»
I ragazzi sono quasi tutti chini sui compiti, qualcuno invoca sommessamente l’aiuto del Signore, altri scribacchiano frasi che inneggiano all’Apocalisse come liberazione ultima, c’è perfino chi tenta di svolgere gli esercizi e chi è già a buon punto. Io faccio da assistente e dispenso consigli sdrammatizzando la tensione. Ad un certo punto il commissario cattivo esce un attimo e al posto suo entra una collega che non è neanche in commissione.
Ma …in questi casi si dice complimenti o auguri? Per non sbagliare te li faccio entrambi, i primi per l’assunzione, i secondi sono abbastanza facili perché so già che darai il massimo in questo nuovo lavoro.
Se volete leggere una storia interessante e pure un po’ istruttiva di come spesso la fortuna e il caso debbano essere tirati per le orecchie con rigore e forza di volontà, leggete anche voi il resoconto di Simone Brunozzi: “Come sono stato assunto da Amazon!“, disponibile anche in inglese e financo diggabile.
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