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GNAM ha inviato un aggiornamento: 1 anno, 5 mesi fa
”If proprietary companies like Oracle can buy up open source projects and then take back their open source status, how can an enterprise depend on open source software?”
E’ esattamente come la penso io.http://www.zdnet.com/blog/open-source/oracle-aims-to-destroy-open-source-software-industry/7172
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NB: Il problema delle acquisizioni è differente da quello dei brevetti
Non capisco se l’autore dell’articolo sia molto furbo o molto ingenuo. Parlare di una debolezza dell’open source di fronte alle acquisizioni diventa surreale se lo si fa citando l’esempio di Oracle. Oracle ha acquisito tante aziende, molte sviluppavano software closed source con un loro parco clienti; spesso l’acquisizione ha avuto come conseguenza la fine dello sviluppo di questi software lasciando questo parco clienti con una sola scelta, cambiare prodotto…
Se di fronte a queste acquisizioni, la comunità open source appare agitata e rumorosa, è perché ha la possibilità di scegliere, nel closed source c’è solo silenziosa rassegnazione (una volta concluso il supporto stabilito nel contratto).
Su questo argomento aveva scritto un ottimo articolo Tassone (il direttore di Linux&C).
peraltro non mi pare che opensolaris avesse sto gran seguito, togliere il suffisso ”open” porterà a morte certa il progetto, ma come molti altri
situazione ben diversa secondo me per openoffice e mysql…..li una chiusura del codice darebbe una bella botta al progetto, ma non credo tale da ucciderlo……
tutto in realtà dipende da quanto è affermato il software, in relazione alla complessità del progetto, non centra nulla Oracle, perchè se Sun non fosse stata acquisita dalla suddetta la comunità serebbe nella stessa identica situazione…
Piccola nota: Solaris (senza open) esiste da anni ed è una delle piattaforme più utilizzate in ambito enterprise soprattutto in coppia con le soluzioni hardware sviluppate da Sun…
Sì, ma ora che Sun è diventata Oracle non vedo un futuro roseo né per SPARC né per Solaris… Questo si respirava dall’annuncio dell’acquisizione, e te lo dice uno che (Java a parte) ha sempre seguito la Sun. La cosa più triste è che muoiono tanti piccoli progetti innovativi (es. Project CROSSBOW) legati allo sviluppo di OpenSolaris… O, quanto meno, potrebbero morire :/
OpenSolaris è morto per permettere a Solaris di offrire le novità tecnologiche che verranno fuori in esclusiva ai clienti paganti, perciò non vedo come Oracle possa (o abbia intenzione di) lasciar morire Solaris che è stata una delle maggiori fonti di profitto per la ex Sun e quindi ora per la stessa Oracle anzi probabilmente verrà rinforzato con un migliore supporto ai prodotti (database) Oracle. Ai clienti poco importa se dovranno pagare Sun o Oracle (almeno finché i prezzi rimangono invariati). Per quanto riguarda i piccoli progetti innovativi molto probabilmente verranno inglobati in Solaris. Poi non so, non mi sono mai interessato a Solaris & co, ma questa mi sembra l’unica via, anche dal punto di vista aziendale di Oracle, l’acquisto di Sun sarebbe stato un enorme spreco di soldi altrimenti.
Intanto gli sviluppatori scappano. Solaris ha sempre contenuto le maggiori novità che, pian piano, venivano passate ad OpenSolaris: l’unico gran vantaggio era che le novità di OpenSolaris venivano subito riprese da Solaris. Lo sviluppo era tutto concentrato su Solaris ed il modello open rendeva attirando dev.
Piccola nota: Oracle ha comprato Sun per i brevetti, non per altro. Inoltre stanno facendo razzie a destra e a manca senza una visuale d’insieme, IMHO… Per quanto mi riguarda ogni tentativo di rilancio di Solaris sarà un fallimento e tra qualche anno ne decreteranno la morte, con tanta gioia di Intel e del mondo x86.
Intanto gli sviluppatori scappano. Solaris ha sempre contenuto le maggiori novità che, pian piano, venivano passate ad OpenSolaris: l’unico gran vantaggio era che le novità di OpenSolaris venivano subito riprese da Solaris. Lo sviluppo era tutto concentrato su Solaris ed il modello open rendeva attirando dev.
Piccola nota: Oracle ha comprato Sun per i brevetti, non per altro. Inoltre stanno facendo razzie a destra e a manca senza una visuale d’insieme, IMHO… Per quanto mi riguarda ogni tentativo di rilancio di Solaris sarà un fallimento e tra qualche anno ne decreteranno la morte, con tanta gioia di Intel e del mondo x86.
Il problema è legato al fatto che molti (ovviamente non tutti) progetti open source, sebbene per loro natura siano qualcosa che progredisce finché è sostenuto dalla comunità, di fatto vivono soprattutto grazie al contributo delle grandi aziende che infondono tempo e risorse (vedi android, openoffice, etc..). Questo risulta al momento il più grande limite allo sviluppo di un ecosistema vitale che ruota intorno ad un qualsiasi progetto.
Come già spiegato meglio di me da altri sulla socialbox, il rapporto utilizzatore/contributor è alquanto sbilanciato per molti motivi, tra cui anche una certa difficoltà nell’inserirsi all’interno di alcuni di essi. Di recente mi è capitato di mettere le mani su un progetto di un mio amico, che si proponeva di introdurre un nuovo algoritmo per l’ordinamento delle chiavi all’interno di postgres. Questa persona mi ha esposto una serie di ragioni per cui ha dovuto abbandonare tale proposito. Quella che mi ha più colpito è stata una frase che gli è stata detta:
”Se riesci a dimostrare che l’algoritmo funziona su una casistica abbastanza grande (con i dati alla mano), lo valuteremo”
Al che lui mi ha spiegato come tali valutazioni fossero possibili in linea teorica per lui, ma praticamente fuori dalla sua portata per una serie di ragioni.
Forse lui non ci ha creduto abbastanza, o forse non è riuscito a far credere altri nella sua idea. Ma la cosa resta scoraggiante.
Tali grandi progetti opensource vivono e progrediscono grazie all’apporto di grandi aziende perché l’opensource non ha un business! Una applicazione closed source la compili e la vendi (forzando gli altri ad andare eventualmente contro la legge); una app Floss la crei, chiunque la prende, nessuno la paga (tranne una minima minima percentuale che eventualmente dona qualcosa a qualcuno).
Poco tempo fa lessi da queste parti un post di una piccola azienda italiana che sviluppava un software gestionale mi sembra, che diceva come in Italia non ci sia una comunità e un ritorno economico, ma non credo la situazione sia tanto diversa sul piano globale, se confrontiamo il numero di utilizzatori di un software e l’ammontare delle donazioni…
Io credo che vada creata una qualche forma di business innanzitutto; a quel punto non sarà più necessario il supporto delle aziende.
Potrebbe avvenire tramite delle microtransazioni, o mettere della pubblicità di default nelle applicazioni, che scompare una volta fatta la microtransazione… (Beninteso che uno é sempre libero di scaricarsi il sorgente, togliere la pubblicità e compilarselo..)
Boh, per quanto supporto il floss, sento la necessità di un business che faccia più gola (possibile anche che mi sbagli eh, non ne so molto).
Nel caso del software libero spesso il guadagno non avviene sulla vendita del programma, ma sul supporto del prodotto, sull’assistenza, e su altri servizi correlati. RedHat in tempo di crisi è cresciuta vertiginosamente, aiuta tantissimo nel panorama del software libero, e fornisce prodotti liberi. La possibilità di guadagnare esiste, ma è un modello economico diverso.
Tale supporto se lo fanno pagare anche i software proprietari no? Inoltre vorrei sapere il numero di applicazioni che richiedono un qualche tipo di supporto o che non si possa trovare/fornire autonomamente… Il discorso del supporto vale magari per qualche pacchetto software professionale o abbastanza complicato stile Gimp/OpenOffice, quando si hanno delle necessità particolari (se uno ci scrive giusto qualche lettera, chissene); oppure per una distribuzione, soprattutto server… Ma quanti sono i software non professionali o che non necessitano di un supporto? Quale é il rapporto tra aziende che pagano un supporto e persone che utilizzano un programma senza mai necessitarne?
(mi rendo conto che probabilmente ho fatto esempi errati di software professionale, forse dovrei nominare qualche applicazione audio/video usata da case discografiche/cinematografiche che non conosco.. blender? o qualche software gestionale..)
Si, vero. Il fatto è che il cliente ha meno garanzie. Cambio di versione? Incompatibilità tra formati? Vuoi un plugin? Necessiti una modifica?
E’ un modo diverso e secondo me più onesto di fare buisness. Io sviluppo un po’ di soluzioni su misura, e il cliente è tranquillo perché se un giorno io cessassi il supporto, può sempre chiedere ad un altro. Il fatto che preferisca me e non un altro è una sua scelta, non è un’imposizione dettata da una gestione chiusa o monopolistica.
Si, dal punto di vista del cliente il software floss é sicuramente più vantaggioso, ma quel che dici spesso non si traduce in un vantaggio per chi lo produce, poiché per come dici, il team X (o azienda) lo ha sviluppato, e il team Y ne procura il supporto/plugin/modifiche… Se invece il team X lo avesse sviluppato closed, ne avrebbe avuto esclusivo supporto e ulteriore sviluppo (con i conseguenti guadagni per campare e reinvestire nel software)…
Quel che cerco quindi non é un guadagno per chi utilizza il software, ma per chi lo sviluppa… :P
Se vuoi ”speculare” e campare sulle incompatibilità del tuo formato, probabilmente il modello floss non va bene :D C’è anche da dire però che se si sceglie uno sviluppo aperto il cliente, essendo più tutelato, avrà maggiore interesse a passare sulla tua piattaforma, al posto di essere (spesso) preso in giro. Inoltre la comunità può essere un’interessante opportunità, anche economica (debug, proposte, migliorie, ecc.).
Inoltre l’apertura è a tua discrezione. Ci sono tanti modi diversi per vendere un software o offrire un servizio. Di questi tempi, tra software libero e cloud computing, non credo che la classica vendita di software sia la via maestra. Non è una merce :) Inoltre, riuscire a creare una comunità intorno al prodotto, sono convinto possa rendere molto, ed essere determinante in alcuni prodotti.
In effetti ti sbagli, l’errore è palese e nasce dal considerare il software solo come prodotto da banco, ovvero la tipologia a cui appartengono la maggior parte dei prodotti Microsoft, i giochi, photoshop e compagnia… Ma questo tipo di prodotti sono solo una fetta dell’intero business che gira intorno al software, in Europa, poi, è pure una fetta minoritaria e sono presenti altri modelli di sviluppo e vendita.
L’open source, probabilmente, non è il modello migliore per sviluppare software da banco, ma il software si sviluppa anche su commissione, in Europa è il modello maggioritario, e in questo caso l’open source va alla grande e produce soldi e lavoro.
Ad esempio, io ho lavorato solo in aziende che operano nell’open source, e gli stipendi li pagano…
Si, effettivamente mi concentravo su software da banco come puoi leggere nel mio commento qua sopra, poiché sono ancora uno studente con una visione limitata riguardo il software aziendale; a riguardo ho posto infatti un paio di domande qua sopra.
Forse allora dovrei specificare che manca un business nell’opensource per software ”da banco” (o se vogliamo, ”per persone normali”.. :D cioé che non lavorino nel mondo dell’informatica)?
Non è detto che debba per forza esistere un modello di business per software ”da banco” open source. Se ci pensi è un argomento problematico anche per il closed source.
Ma è possibile che i software open source nel loro insieme possano creare un ecosistema in cui fare business, ed è quello che succede con cellulari, router, decoder, mediabox, nat, televisori…
Comunque, l’articolo citato parla di un ambiente in cui i software da banco si limitano, spesso, ai soli prodotti MS, mentre tutto il resto ha dinamiche più complesse in cui può inserirsi anche l’open source offrendo vantaggi concreti e pesanti. Oracle ha fatto acquisizioni anche nel mondo closed source, e spesso sono state lacrime e sangue per i poveri clienti.
comunque devi considerare che la vendita del software non è l’unica fonte di guadagno possibile: esistono molti modelli di business applicabili ai software opensource o freeware.
Potresti farmi un brevissimo elenco di tali modelli di business? Gli unici che mi vengano in mente sono: donazioni libere, supporto, vendita (ma chiunque puó trovare il sorgente e compilarselo e ridistribuirlo; per non incasinarsi con le licenze, mi riferisco a software floss/gpl3). (Te lo chiedo in termini di ignorante in materia :P)
scusami ma lo stesso discorso non vale pure per i software proprietari??
se, metti caso, un’azienda comprasse microsoft e decidesse la fine di windows, oppure comrasse adobe e fermasse lo sviluppo di photoshop e dreamweaver non sarebbe la stessa cosa?? come avrebbero potuto società intere basarsi su questi software?
la realtà secondo me è che il software è in continua evoluzione: se un progetto open source muore (o diventa closed source) ne nascerà senz’altro un’altro per colmare il vuoto lasciato dal primo.
per lo meno io la vedo così
Mi hai tolto le parole di bocca: e per la verità la società che sviluppava Dreamweaver (Macromedia) è già stata acquistata (da Adobe).
Tutto il ragionamento è stupido e ridicolo e dovrebbe condurre a prendere la decisione diametralmente opposta: scegliere sempre e solo soluzioni libere, così da essere al riparo anche nel caso di acquisizioni sgradite (puoi sempre forkare).
Nella peggiore delle ipotesi col FLOSS assumi un team e fai continuare lo sviluppo pagandolo (per OpenOffice mi piacerebbe che lo facesse l’UE, ad esempio… Alla fine per tutti gli stati membri il costo sarebbe irrisorio e il guadagno incredibile). Se Microsoft domani fallisse (per assurdo) addio MS Office, addio supporto ad MS Office, addio Windows, addio .NET. Hai imparato ad usare questi strumenti? Bene, hai buttato tempo.
FLOSS è in parte filosofia ma, nel bene o nel male, in gran parte è pratica. Se studio linguaggi liberi è anche per questioni prettamente pratiche, ad esempio.
Si, dato che OpenOffice è un progetto che risulterebbe chiave nella pubblica amministrazione, non sarebbe male vedere un gruppetto stipendiato dall’UE a lavorarci sopra, anche per agevolare il processo di migrazione.
http://www.trustedbird.org/tb/Main_Page
Ministero della Difesa – Francia. Avevano bisogno di un client e-mail più sicuro: hanno preso ThunderBird, l’hanno perfezionato e hanno inviato upstream il codice. È solo un piccolo progetto ma cominciano ad esserci tanti piccoli progetti del genere… Vedi mai che l’UE si svegli un po’? Alla fine che l’ha scritta a fare la licenza ad-hoc compatibile con la GPL? :P
PS. Ovviamente è del tutto impossibile qui: al Ministero della Difesa abbiamo il mitico Ignazio vs. The World. Non abbiamo bisogno di sicurezza: nel caso ci rubino dei dati lui li recupera e picchia patriotticamente i cattivi :D XD