Primavera italiana

felipe, 13 novembre 2011 @ 11:20 - 26 commenti »

italia

Il 12 novembre 2011 è davvero la fine di un’epoca o solo un altro passaggio, per quanto delicato? Questo è stato il primo pensiero e la prima reazione ieri sera, e questo è il mio dubbio ancora oggi, mentre sorbisco il mio caffè col sottofondo esultante della gente intervistata nei servizi su rainews.

Non fraintendetemi, ho tirato anche io un piccolo sospiro di sollievo, ma è come se qualcosa non quadrasse: non è così che doveva andare, con questa specie di armistizio interessato e senza vincitori. Più di tutta la stampa internazionale contro, più delle minacce di default e degli inviti europei, più delle aspre critiche di tutti gli osservatori politici e dei mercati finanziari di mezzo mondo e ovviamente più della blanda opposizione politica italiana, poterono gli interessi personali. Solo Mediaset a -10% in borsa poteva essere il modo di convincerlo a levarsi di mezzo, non prima di aver fatto approvare la Legge di Stabilità, certo.

Adesso ci dicono che inizia un enorme lavoro. Ci sarà da ricostruire, da abbattere macerie ancora in piedi, da edificare. Vedremo. Ma nel frattempo, siamo sicuri che ieri sia stata una Liberazione? Se pure il tempo di Berlusconi fosse finito, di sicuro non è finito il berlusconismo. In Parlamento e tutto intorno sfilano ancora intrattenitrici più o meno scollacciate, avvocati che per anni hanno cercato di attentare alla Costituzione, indagati di lungo corso, secessionisti saldamente aggrappati al potere centrale… Un sistema ormai radicato a tutti i livelli che difficilmente finirà dall’oggi al domani, se già ieri sera Ferrara e Santanchè hanno incredibilmente iniziato a invocare il ritorno.

E in tutto questo, io mi chiedo che clima “popolare” ci sia da voi. È bello pensare che la folla romana che ieri sera cantava slogan di libertà rappresenti qualcosa che cambia in tutto il popolo, ma a giudicare dalle opinioni che sento in giro, non sarei poi così sicuro del risultato delle prossime elezioni.

Stringiamoci, perché la primavera italiana sarà un lungo inverno.

Aspettiamo che ci dicano cosa bisogna fare?

felipe, 15 dicembre 2010 @ 13:10 - 135 commenti »

Il 14 dicembre 2010 sarà ricordato per tanti aspetti controversi della vita italiana e internazionale.

Dall’estero aspettavamo il responso sul caso Assange, libero su cauzione dall’accusa di aver fatto sesso non protetto con partner che poi lo hanno denunciato1, fieramente ricercato per aver ridicolizzato la diplomazia internazionale con l’ormai famoso Wikileaks. Su questo argomento magari scriverò qualcosa un’altra volta, adesso mi preme altro.

In Italia era infatti il gran giorno delle possibilità (poche) e delle speranze (molte) di una sfiducia al governo. Però si è trasformato in tante altre cose: è stato il trionfo di quel gioco stanco e sporco chiamato politica italiana, tra astensioni mirate e inciuci vari; è stato un giorno di grandi manifestazioni pacifiche di gente che ha esercitato la propria libertà di espressione; è stato infine un giorno di violenze e azioni fosche, talvolta apparentemente inspiegabili, che hanno lasciato parecchi interrogativi e nessuna risposta.

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Cosa succede in città

felipe, 21 febbraio 2009 @ 14:48 - 69 commenti »

L’attenzione generale del pubblico e perfino della stampa estera è sempre più colpevolmente sviata verso questioni leggere, tipo il riciclaggio di battute sporche del vostro primo ministro sui desaparecidos1 (maliziosi, avete interpretato male voi); la simpaticamente catastrofica e strumentalizzata inadeguatezza della non-destra italiana2; la divertente iniziativa cameratesca e conviviale di squadris ronde di schedati giustizieri della notte (finalmente capisco a cosa ci preparavano i Bellissimi di Rete4); la totalmente inaspettata conseguenza del Lodo Alfano per cui l’avvocato Mills è un condannato, il suo mandante no… Cose del genere insomma.

Nel frattempo però passa inosservata la vera questione importante: «Arisa ci è o ci fa»?